IL DOPO COVIV-19- DUE TIPI DI OSPEDALI

Si potrebbero istituire ospedali COVID, come quelli allestiti in Lombardia con la creazione dell’Ospedale all’ex Polo Fieristico con un potenziale di 250 posti letto di terapia intensiva.

Ci sono, però, patologie che in questo periodo hanno subito rallentamenti sia nelle cure che negli interventi come denuncia la Società Italiana di Oncologia che chiede ospedali no COVID per tutelare gli ammalati.

Allo stesso modo i pazienti cardiopatici.

I primari delle Unità Ospedaliere denunciano un crollo del 30-40% di ricoveri anche negli Ospedali attrezzati, per la paura che in pronto soccorso o in terapia intensiva si possano presentare casi COVID-19 positivi.

Sono di fatto aumentati i ricoveri in fase acuta per infarto o stroke, perché, i ricoveri, proprio per la paura delle infezioni, vengono drasticamente ritardati.

Negli ultimi decenni gli Ospedali sono stati pensati per la cura delle malattie croniche e delle loro riacutizzazioni piuttosto che per le malattie infettive e le eventuali epidemie possibili.

Riguardo le infezioni, in linea generale, vale la Prevenzione e la Sorveglianza attiva sul territorio.

L’idea è di creare due catene ospedaliere distinte, con nosocomi dedicati agli infettivi. Si evita, in questo modo, di avere ospedali per tutto, con reparti sia per infettivi che no e personale ambivalente.

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