ASPETTATIVA DI VITA E QUALITA’ DI VITA

Nel 2017 era di 83,24 anni.

Le pandemie sono un evento insolito, colpiscono, però, ciclicamente l’umanità, per combatterle adeguatamente servono il progresso in campo medico, farmaceutico e risorse a disposizione per la sanità pubblica.

Avere un vaccino a disposizione, ovviamente, è l’arma migliore per combatterle, ma i tempi per la sua realizzazione sono sempre lunghi.

Secondo l’ISTAT, dopo il COVID-19, l’aspettativa di vita, alla nascita, in Italia si riduce dello 0,4 a 1,4 anni.

Nelle aree maggiormente colpite dall’epidemia, l’impatto è maggiore, per Bergamo si attesta a 3,6 anni per gli uomini e a 2,5 per le donne.

Possiamo dire che si tratta dell’evento più traumatico dal dopo guerra.

Un sondaggio del 2019 riportava che le province italiane con una buona qualità di vita erano 65 su 107, di cui le prime 10 situate tutte al nord, al sud soltanto Potenza e Matera.

Il dopo COVID-19 cambierà profondamente l’esistenza nelle città in cui ci si è resi conto che l’isolamento e la quarantena, per essere vissuti in modo più accettabile necessitano di spazi ampi, di quartieri più a misura d’uomo.

Lo smartworking permetterà una scelta abitativa in comunità più piccole e anche lontane dalle città, con una migliore qualità di vita.

IL lavoro da casa diventerà un’abitudine stabile.

Cambieranno gli spostamenti urbani, meno pendolari, meno traffico?

Il potenziamento delle reti informatiche ne favorirà la diffusione, aumenterà il controllo e il monitoraggio degli spostamenti delle persone, sarà un bene?

Cresceranno le reti di solidarietà, come durante la fase più buia dell’epidemia, a sostegno delle persone più bisognose e fragili che aumenteranno.

Probabilmente cambieranno anche i rapporti umani, volti più al reale e all’essenziale o forse tornerà tutto com’era?

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