GLI ADOLESCENTI CHIUSI IN CASA

La pandemia ha messo a dura prova la tenuta psicologica degli adulti che hanno dovuto cambiare la loro vita quotidiana, degli anziani che si sono ritrovati soli e per loro si sono attivati gruppi di ascolto per alleviare la solitudine, dei bambini, a casa da scuola con i genitori tutta la giornata.

E gli Adolescenti?

Ovviamente nel lockdown erano a casa senza la possibilità di frequentare gli amici se non in videoconferenza.

Per gli adolescenti, che rappresentano la fascia meno colpita da COVID-19, la privazione sociale produce un effetto molto dannoso.

E’ l’età dei gruppi di amici, delle appartenenze in cui il contatto e la partecipazione sono elementi essenziali per farcela a diventare grandi, indipendenti. Questo è uno dei motivi per cui gli adolescenti sono sempre ultra connessi e presenti sui social, loro devono partecipare, ma tutto questo non si sostituisce alla presenza fisica.

Alcuni studi fatti su adeguati modelli animali hanno dimostrato che forme gravi di limitazione sociale durante l’adolescenza danneggiano lo sviluppo del cervello e del comportamento, si tratta di una condizione innaturale che non può essere presa a modello.

Privare gli adolescenti della presenza fisica e del contatto umano è come togliere loro i beni primari come cibo e sonno, è importante per la crescita e la formazione sociale futura, sono infatti molto sensibili agli stimoli sociali e il loro è un cervello collettivo che agisce in modo istintivo e in modo unanime nei pensieri e nelle azioni conseguenti.

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